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martedì 11 dicembre 2012


13. Uragano in gonnella

Ottobre portò pioggia e vento a Silver. Il mare era sempre agitato e le onde che si infrangevano sulle rocce della costa, emanavano un rimbombo così forte da poter essere udito in qualsiasi punto sia della Cittadella alta che della città bassa.
Le riunioni dell’Ordine erano diventate più frequenti ed era ormai chiara la presenza di una spia persino tra di loro.
Riguardo a Jake Andrew, il Mangiamorte che lavorava al San Mungo come superiore di Marlene, non erano riusciti a scoprire più niente.
Ogni volta che ne aveva occasione, la ex Corvonero, sbirciava nei cassetti alla ricerca di qualche informazione ma sull’agenda del Guaritore c’erano scritti sempre meno appunti.
Da qualche tempo, poi, il signor McKinnon era quasi sempre fuori, incurante della pioggia e del vento.
«Matthew, vorrei che ti preoccupassi tu di avvertire Marlene e Maximilìan di farsi trovare ben preparati per la cena di stasera. Abbiamo degl’ospiti che devo presentarvi.» disse Conrad McKinnon, fermando il figlio poco prima che questi uscisse di casa per andare da Sirius per recuperare sua sorella.
«Chi viene?» domandò Matt, curioso.
«Lo vedrai fra qualche ora.»
Anche a Londra diluviava ed Australia Road non era per niente trafficata. Il McKinnon si Materializzò dentro al portone del piano e salì le scale con calma.
«Chi è?» chiese Marlene, un po’ scocciata.
«Matt.» sua sorella fece per aprire la porta quando James la richiuse, ridacchiando.
«Lene, Sirius te lo ha anche raccomandato!» fece, giulivo. «Identificati.» concluse Potter.
«Fammi una domanda ed io ti rispondo. Magari se ci diamo una mossa è anche meglio.» rispose Matt, bonario.
«Cosa hai detto a Sirius quando hai saputo che lui e tua sorella si erano messi insieme?» chiese, già divertito al solo pensiero.
«Ma che scemenza, James! Ma fai una domanda intelligente tipo “come si chiamava mamma” o “ qual è il secondo nome di Max”. Che domanda è questa?» si intromise Marlene, fintamente esasperata.
«Si ma la risposta non sarebbe così divertente, poi.» Matt prese un lungo respiro, allietato.
«D’accordo. Gli ho detto che se la faceva soffrire si sarebbe ritrovato con i piedi nelle orecchie senza sapere nemmeno come aveva fatto a metterceli. Mamma si chiamava Dayane e il secondo nome di Max è Conrad. Ora mi aprite che sto gelando?» rispose alla fine. James scoppiò a ridere.
«Che c’è di così divertente?» chiese il McKinnon, chiudendosi la porta alle spalle.
«Matt, possibile che dopo tutto questo tempo tu non abbia ancora capito che James ride per qualsiasi cretinata?» scherzò Remus, un po’ sciupato. La luna piena doveva essere in arrivo.
«Ciao Matt.» salutò Sirius quando il McKinnon entrò in cucina con Marlene e James.
«Ciao. Peter, da quanto tempo!»
«Ciao.» salutò timido il ragazzo cicciottello seduto accanto al tavolo.
«Lene, prendi le tue cose che Max e Summer ci aspettano a casa.» disse Matthew. Marlene lo guardò dubbiosa.
«È uscito di nuovo?» chiese poi, riferendosi al padre.
«Sì ma a quanto pare ha deciso di svelarci il suo segreto stasera: abbiamo ospiti.»
«Chissà con chi ha fatto amicizia…» rifletté la strega, recuperando la borsa e la giacca dall’attaccapanni all’ingresso.
«Matt, stasera ti mando un gufo con i piani per domani. Dobbiamo stracciare l’altra squadra, al corso Auror.» disse James, esaltato.
«D’accordo. Ciao a tutti.» salutò poi, distogliendo lo sguardo quando Marlene diede un bacio a Sirius.
«Ciao.» salutò la strega.
Una volta fuori si Smaterializzarono.
A Silver aveva smesso di piovere ma le nuvole grigie preannunciavano l’imminente arrivo di un secondo temporale.
La ex Corvonero frugò nella borsa poi guardò il fratello dispiaciuta.
«Ti dispiace se facciamo un salto a comprare le sigarette?» Matt sbuffò.
«Ultimamente fumi troppo, Lene. Non puoi evitare?»
«Non venirmi a fare la predica, per piacere. Dai, la tabaccheria è qui vicino!»
«Va bene. Tu torna dentro, ci vado io.» la strega lo guardò dubbiosa.
«Andiamo insieme.»
«Marlene, se venissi attaccato saresti di intralcio e mi distrarresti solamente. Quali vuoi?» disse il ragazzo, liquidando la questione.
«Va bene. Ma torna subito qui. Merit Evolution da dieci.» disse poi, sorridendogli e mettendogli in mano qualche spicciolo. Matthew alzò gli occhi al cielo con finta esasperazione.
Aspettò che la sorella entrasse nel cancello poi prese a camminare lentamente con le mani in tasca.
La tabaccheria era molto vicina, quasi subito dietro l’angolo.
Appena entrato sentì il rumore della campanella che annunciava l’arrivo di un cliente e si avvicinò al bancone. Dietro alla cassa c’era un uomo anziano  dall’aria gentile che subito si apprestò ad ascoltare quello che Matthew aveva da chiedere.
«Buonasera. Vorrei le Merit Evolution da dieci, per favore.»
«Prego.» rispose l’uomo, prendendo il pacchetto di sigarette e poggiandolo sul bancone. Il McKinnon pagò e si affrettò ad andar via.
Appena davanti alla porta bianca del locale fu attratto da uno profumo dolciastro e si voltò per vedere da dove proveniva.
Quando il campanello della porta suonò nuovamente, Matt guardò di nuovo verso la porta, troppo vicina, finendo per essere colpito sul naso.
«Oh mio Dio! Ti sei fatto male?» chiese una voce femminile che il ragazzo non riconobbe. Scosse la testa togliendo lentamente la mano dal viso, dove l’aveva portata subito dopo il colpo.
La ragazza davanti a lui era bassina, forse alta quanto Marlene, e aveva i capelli mossi e scuri e gli occhi di un verde tendente al castano.
«No.» bisbigliò in imbarazzo.
«Mi dispiace un sacco. Il vetro è tutto appannato e non ti avevo proprio visto.» si giustificò ancora.
«Non fa niente, non ti preoccupare.»
«Ti è rimasto il segno… Non ho nemmeno i cerotti in borsa. Torno da scuola e ho solo i libri.» disse ancora.
«Non c’è bisogno di nessun cevotto
«A la r moscia?» chiese divertita.
«No, perché?» rispose Matt, imbarazzato.
«Dove abiti?»
«Hem… Dietro al vicolo…»
«Non mi dirai che quella villa pazzesca è tua? Noi – io e le mie amiche – pensavamo che fosse disabitata. Una volta abbiamo anche provato a scavalc… Ops! Fai finta di non aver sentito.» disse velocemente, sotto lo sguardo stupito dell’ex Grifondoro.
«Sì, certo…» rispose.
«Oh, che scema! Mi chiamo Rachel, Rachel Quinn.» si presentò, offrendogli la mano.
«Matthew McKinnon.» rispose, stringendogliela.
«Mi dispiace un sacco per il naso.»
«Non fa niente.» ripeté. Rachel rise.
«Devo andare. Sembra che la pioggia sia diminuita. Aspetta, a che scuola vai?»
«Hem… ho finito.» rispose dubbioso.
«Ah… Sei grande. Lavori?»
«No.»
«E che fai tutto il giorno?» Matthew spalancò gli occhi. «Hai gli occhi azzurri! Che belli. Mi piacerebbe tanto avere gli occhi azzurri ma non ho la magia.» aggiunse ridendo. Il McKinnon perse qualche battito alla parola ‘magia’.
«Sì.» farfugliò.
«Ma che carino! Sei timido?»
«No!» si affrettò a negare. Rachel rise.
«Quanti anni hai?»
«Diciotto.»
«Io sedici. Non sei troppo più grande di me! Ora devo proprio scappare. Ci vediamo in giro, Timido Maghetto.» salutò di corsa, uscendo dalla tabaccheria con la cartella con i libri in testa per non bagnarsi troppo.
Che carica, pensò Matt, uscendo poco dopo di lei.
Quando entrò a casa, pochi minuti dopo, Marlene gli saltò addosso.
«Dove sei stato per tutto questo tempo? Mi hai fatto preoccupare!» lo rimproverò.
«Lo so, scusami.»
«Morgana, cosa hai fatto sul naso? Ti hanno attaccato? Lo sapevo che dovevamo andare in due!»
«Lene, calmati. Una ragazza mi ha sbattuto la porta in faccia per sbaglio.»
«Hai incontrato una ragazza?» Matt annuì.
Più che una ragazza, a pensarci, sembrava un uragano in gonnella.
«Mi ascolti?» fece Marlene, muovendo una mano davanti al viso del fratello.
«Sì, sì. Vorresti avere gli occhi azzurri.»
«Dì un po’: hai buttato giù qualche strana pozione? Guarda che sto cercando di dirti che papà arriverà a momenti e tu sei bagnato fradicio!» puntualizzò la strega, divertita dall’aria tonta del fratello. «Ti ha stregato questa ragazza.» ridacchiò poi.
«No, no. Lei non ha la magia.» rispose Matt, avviandosi in camera sua.

 Scusate mille per il ritardo ma non trovavo da nessuna parte questo capitolo e, visto che sono cocciuta xD, non ho voluto farne uno nuovo!!
Spero che vi piaccia :) Mi sono divertita molto a "guidare" Matt :D lo adoro ^^
Alla prossima,
Winged

sabato 3 novembre 2012

Scusate per l'attesa ma avrei voluto scrivere un capitolo intermedio tra questo e lo scorso ma non ci sono riuscita per mancanza di ispirazione e, soprattutto, di tempo!
Questo, a dir il vero, è l'ovvietà fatta storia: nessun colpo di scena, niente di speciale, però non è  bruttissimissimo xP
Vabbè... Spero di ricevere qualche vostro commento in più, anche per dirmi cosa secondo voi devo migliorare o cambiare radicalmente ^^
Buona Lettura

12. Insulti

Nei tre giorni successivi alla morte di Mary, Marlene rifiutò di parlare con Sirius diverse volte. Al San Mungo non dovette rispondere a troppe domande e il suo umore non accennava minimamente a migliorare. Era arrabbiata, triste, dispiaciuta e tutte le sue emozioni le vorticavano nello stomaco dandole quel senso di nausea che, puntualmente, le faceva passare la fama.
Il funerale di Mary, il mercoledì pomeriggio, fu devastante e guardare i genitori della ragazza sconvolti e affranti, non fece che peggiorare il rimorso e il dolore nel cuore della ex Corvonero.
Quel venerdì sera, al suo ritorno dal San Mungo, si sentì più stanca del solito.
Passò una buona mezz’ora nell’acqua calda e altrettanto tempo a spazzolarsi i capelli seduta davanti alla specchiera di sua mamma, nella stanza da bagno.
Posò la spazzola e si accucciò sulla superficie piana in legno chiaro, poggiando il viso sulle braccia conserte.
L’ultima volta che aveva visto Sirius era stata al funerale quando gli aveva di nuovo urlato che non avrebbe mai voluto avere a che fare con lui.
Una parte di lei le aveva fatto credere che prima o poi le avrebbe scritto, ma quel momento non era ancora arrivato e lei avrebbe tanto voluto gridare, gridare con tutto il fiato che aveva in corpo e liberarsi dalla nausea che la invadeva.
Si alzò con cautela, silenziosa come era stata da quando Mary era andata via, ed uscì dal bagno.
Nessuna lettera sulla scrivania, né sul letto – dove, invece, era comodamente acciambellato Brioche – né da nessun’altra parte. E dire che aveva lasciato la portafinestra aperta apposta per un gufo. L’unica cosa che era entrata, invece, era l’aria fredda della sera di quel ventisei Settembre.
Chiuse il vetro e si legò i capelli in una coda alta e decisamente sfatta.
E se Sirius non la cercava, pensò, allora lo avrebbe cercato lei.
Infilò le prime scarpe che trovò in fondo all’armadio e recuperò tutte le sue cose per infilarle nella borsa e scendere le scale frettolosamente.
«Vai da Sirius?» le chiese Summer, vedendola scendere.
«Sì. Se Matt ti chiede digli di stare tranquillo e che, a costo di tirarlo per le orecchie, mi faccio riaccompagnare.» rispose Marlene, mogia.
«D’accordo.» sorrise.
Marlene continuò per la sua strada camminando lenta fino a fuori dal cancello dove si Smaterializzò.
Sirius le puntava la bacchetta, in piedi di fronte a lei nel suo salone.
«Chiederti di avvertire prima di piombare nel salone di casa mia è troppo, McKinnon?» si lamentò il Black, rimettendo via la bacchetta.
«Perché non mi hai più cercata?» domandò Marlene, alterata.
«Mi hai detto che non volevi più vedermi.» rispose Sirius, secco.
«Questa è l’ennesima prova di quanto tu sia stupido.»
«Se sei venuta qui per offendere puoi anche tornartene a casa.»
«Non ti azzardare a dirmi quello che devo fare, Black!» gridò la strega, avvicinandosi a lui. Sirius sorrise sghembo.
«Che c’è? Non eri in grado di stare senza di me e sei venuta a rimarcare il territorio?» la stuzzicò.
«Tu non sei niente per me.»
«E allora perché sei qui?» sentì la rabbia che le ribolliva dentro da giorni, esploderle dentro. Lo spinse contro una parete ed incollò le sue labbra a quelle di lui. L’arma più forte che aveva contro Sirius era dirgli quello che provava attraverso il contatto fisico.
Era un bacio diverso da quelli dolci che si erano scambiati. Era uno di quelli che si davano solo quando avrebbero tanto voluto schiantarsi a vicenda, piuttosto che darselo davvero.
E dopo un bacio non bastò più per quella guerra troppo grande per entrambi.
Sirius spostò Marlene senza smettere di baciarla ed invertì le posizioni, lasciando che fosse lei ad essere intrappolata tra il muro e il suo corpo.
Al Black piaceva particolarmente quella posizione, era chiaro!
Fece pressione sulle sue cosce e, pochi attimi dopo, la strega gli era in braccio.
«Sei una persona viscida!» biascicò tra un bacio e l’altro.
«Immagino sia questo il motivo per il quale mi stai avvinghiata, no?» la prese in giro lui, spingendola maggiormente contro la parete e lasciandole una scia di baci infuocati lungo il collo.
«Ti odio.»
«Lo vedo.»
Quando raggiunsero la camera da letto, il Black la lasciò cadere tra le lenzuola e vi si mise sopra reggendosi sui gomiti per non pesarle addosso.
«Un perfido bastardo e figlio di una megera.»
«Mia madre sarebbe felicissima di sentirtelo dire.»
Marlene lo spinse di nuovo, facendo leva sul suo petto per mettersi a cavalcioni su a lui, sfilandogli la maglia con foga.
«È tutta colpa tua.» disse, poi.
Sirius alzò il busto così da poter arrivare al viso della strega, troppo lontano del suo.
«Adesso schhh.» bisbigliò intrappolando nuovamente le sue labbra e portandola, con più dolcezza, nuovamente sotto di sé. Le sfiorò le labbra con la lingua e approfittò dei suo brividi per sbottonare la camicetta.
«Vorrei picchiarti!» gli sussurrò in un orecchio.
«Non ne saresti capace.» in tutta risposta Marlene si preoccupò di graffiargli con le unghie la spalla sinistra – su quella destra c’era il tatuaggio che avevano fatto assieme.
Il Black non fece una piega, sfilandole le maniche della camicia e posando alcuni baci sulle spalle nude.
«Avresti dovuto dirmelo.» insistette la strega, socchiudendo gli occhi.
«Non sei credibile a fare l’arrabbiata in questo momento, Marlene. Lasciatelo dire.»
«Non mi piacciono i segreti.»
«Rettifica: non ti piacciono i segreti degl’altri. Ognuno ha i suoi.»
«Tu ne hai troppi.»
«Tu mi nascondi le cose più banali!» affermò il Black, allontanandosi dal suo viso.
«E tu quelle serie! Mary era una mia amica, Sirius! È colpa tua se se n’è andata senza che io avessi nemmeno il tempo di dirle che non era importante…»
«Sai che non sono stato io ad ucciderla, vero?» Marlene annuì ed una lacrima solitaria scese e le rigò la guancia.
«Avresti dovuto dirmelo.» precisò, poi.
«Adesso basta, Lene.» sussurrò lui, dandole un bacio sulla guancia, lì dove si era fermata la lacrima.

Quando riaprì gli occhi la sveglia Babbana sul comodino segnava le due e trentasette. Si passò una mano tra i capelli e cercò di voltarsi verso Sirius senza aggrovigliare maggiormente la coperta candida.
Sospirò. Scostò silenziosamente il lenzuolo e spinse i piedi a terra, rabbrividendo al contatto con il freddo della mattonella.
Prese la maglia nera a maniche lunghe che aveva sfilato al ragazzo la sera prima e la indossò, strofinandosi le braccia per riscaldarsi.
Camminò svelta lungo il corridoio senza smettere mai di stringere la bacchetta e di sussultare al minimo rumore e, arrivata in salone, prese la sua borsa da terra e vi frugò all’interno con l’intento di fumare una sigaretta.
Tornata in camera da letto optò per la finestra del bagno della stanza, vicino alla tazza del gabinetto, in grado di tenere d’occhio il Black dalla porta aperta.
Si sedette sulla tavoletta e aspirò la prima folata di fumo, socchiudendo gli occhi al piacevole pizzicorino che sentì in gola.
Alla fine aveva ceduto, si rimproverò. Non era stata capace di far capire a Sirius quanto era stata male ma non aveva più tempo.
Una qualunque delle persone a lei care sarebbe potuta scomparire da un momento all’altro e doveva essere sicura di non doverle lasciar andare in collera con loro, com’era successo con Mary.
Rabbrividì ed aspirò nuovamente.
Si voltò di scatto quando avvertì lo sfregarsi delle lenzuola.
Sirius si era svegliato e la guardava, un po’ intontito.
Marlene tirò ancora e si buttò di nuovo i capelli indietro. Mise la sigaretta fuori e fece cadere la cenere dall’estremità infuocata. Un ultima folata di fumo e lasciò cadere il mozzo giù. Si alzò lentamente e richiuse la finestre sotto lo sguardo attento del Black che non le aveva ancora tolto gli occhi di dosso.
Quando la strega si sdraiò nuovamente sul letto e si tirò la coperta per non soffrire il freddo, Sirius si accostò un po’ di più a lei, calando nel sonno pochi minuti dopo.
La mattina dopo Marlene si svegliò tardi. Erano le dieci e un quarto ma, visto che il suo turno al San Mungo era di pomeriggio, si voltò dall’altra parte.
Il Black non c’era e sul cuscino c’era una rosa rossa ed un biglietto.
La strega si allungò e lo prese in mano.

Mi dispiace.

P.S.: Ricordati tutto questo perché non succederà mai più.
Sono dovuto uscire, resta quanto vuoi.
Ho messo gli incantesimi di protezione stamattina, stai tranquilla!

Sirius

Le scuse scritte in un biglietto. Bé, poteva ritenersi fortunata. Non era certo da lui chiedere scusa e se si aspettava di sentirselo dire in faccia, si sbagliava di grosso.
Ma la rosa, infondo, era già una bella vittoria.

Brutta notizia: mi sono persa alcuni capitoli :S spero di riuscire a provvedere il prima possibile...
Ho un sacco di problemi con l'HTML, se non ve ne siete accorti :S
Alla prossima ^^

giovedì 11 ottobre 2012


11. Attacco a Diagon Alley

Si guardò attorno, nel panico. Seduto poco più in là c’era Sirius.
Corse verso di lui.
«Mary è a Diagon Alley! Attaccano tra pochi minuti.» bisbigliò nel panico.
Il Black si alzò.
«Trova una scusa. Ci vediamo giù. Avverto gli altri.» Marlene annuì e corse in ufficio. Prese le cartelle e vi lanciò un incantesimo per farle sistemare da sole: le avrebbe compilate in un altro momento; poi corse più veloce che poteva giù per le scale.
Sirius, intanto, trovò Matt al primo piano. Lo afferrò per un braccio e lo trascinò giù con sé.
«Ma che diavolo succede?» domandò il ragazzo.
«Peter e Mary sono a Diagon Alley e c’è un attacco lì fra pochi minuti.»
«E cosa aspetti a dirmelo?» chiese Matthew, accelerando il passo.
Marlene arrivò giù poco dopo di loro e, uscendo fuori, trovarono Remus e James a chiacchierare.
«Stanno attaccando a Diagon Alley. Peter è lì!» disse Sirius avvicinandosi a loro.
In men che non si dica di Materializzarono davanti al Ghirigoro.
L’attacco era già iniziato.
«Dividiamoci. Voi andate di là, io e Moony scendiamo da quella parte.» disse James.
«Marlene, manda un Patronus all’Ordine.» disse Matt, correndo accanto a lei e Sirius nella direzione che gli aveva indicato James.
«Io… Non credo di riuscirci.» rispose Marlene, in lacrime.
«Provaci Lene! Sirius rimani con lei. Io vado avanti.» ordinò il McKinnon.
«Stai attento, Matt. Ti voglio bene.» gli ricordò la strega.
«Anche io. Sbrigatevi.» Matthew riprese a correre nella direzione opposta alla calca di gente che veniva verso di loro.
«Expecto Patronus.» proferì la strega, in lacrime. Dalla sua bacchetta si formò uno sbuffetto argentato che sparì molto prima di quanto lei stessa si aspettasse.
«Stupeficium!» esclamò il Black, dietro di lei, spedendo una figura incappucciata sulla parete di un negozio.
«Expecto Patronum.» Marlene pensò intensamente ai momenti felici ad Hogwarts, mentre rideva e scherzava con Lucy e i suoi amici Corvonero e, pian piano, lo sbuffo argenteo prese la forma di una farfalla Ulisse che volò subito via. «Raggiungiamo Matt.» disse poi, correndo avanti a Sirius.
«Avada Kedavra.» un raggio di luce verde seguì la voce e andò ad infrangersi contro lo spazio che separava Marlene da Sirius, sfiorando quest’ultimo.
«Attento!» gridò la strega.
«Impedimenta.» disse il Black, bloccando il Mangiamorte.
«Crucio.» gridò una voce femminile, seguita da una risata folle.
Marlene si spostò giusto in tempo, evitando il raggio di luce rossa.
«Dolohoferio.» gridò un Mangiamorte. Il raggio di luce, stavolta, colpì la strega.
«Expelliarmus.» fece Sirius, facendo saltare in aria la bacchetta del Mangiamorte.
Marlene sentì una fitta al fianco e si piegò in due, portando una mano alla bocca per tossire. Sangue.
«Tutto bene Marlene?» chiese il Black, preoccupato.
Un esplosione fece voltare entrambi.
«È sangue quello?» osservò Sirius, retorico.
«Matthew!» esclamò la strega, premendo entrambe le mani sul fianco.
«Sirius, Marlene!» chiamò Lily, seguita da altri membri dell’ordine.
«Matt! Sirius, Matt è andato lì!» balbettò la strega, in lacrime.
«Lily resta con Marlene!»
«Cos’è successo?» la McKinnon tossì di nuovo ed altro sangue le macchiò gli abiti.
«Dorcas!» chiamò Lily, preoccupata.
«Sirius, Matt!»
«Sì!» Sirius si voltò e corse verso l’esplosione.
«Avada Kedavra
«Stupeficium.» disse il Black.
«Aguamenti
«Protego!» esclamò Matthew, poco più in là di Sirius.
«Matt, hai trovato Peter e Mary?» domandò, avvicinandosi a lui e lanciando un incantesimo non verbale ad un Mangiamorte.
«No. Dov’è Marlene?»
«Con Lily e Dorcas. Una strana maledizione… Immobilus
«Expelliarmus. Ma quanti sono?» chiese il McKinnon, retorico.
Dorcas, intanto, era riuscita soltanto ad alleviare il dolore di Marlene.
«L’effetto durerà poco, Marlene. Dovresti tornare a casa!»
«No! Mary… Devo dirle che non fa niente, che è colpa di Sirius e non voglio litigare con lei…» la strega si alzò in fretta e, seguita da Lily, corse nella stessa direzione presa poco prima da suo fratello e poi da Sirius.
«Lene, fermati.» gridò la Evans, correndo dietro di lei.
«Pietrificus Totalus.» disse la ex Corvonero, pietrificando un Mangiamorte che stava per colpire Lily.
Sentì il dolore al fianco tornare vivido e vi spinse nuovamente la mano sopra, continuando a correre.
Vide Mary combattere contro un Mangiamorte.
«Stupeficium.» la sentì gridare. La figura incappucciata davanti a lei deviò il colpo e dalla sua bacchetta scaturì un raggio di luce verde che colpì la strega sul petto.
Marlene gridò, gridò con tutto il fiato che aveva in gola mentre le lacrime continuavano a scendere copiose.
Le gambe non riuscirono più a reggere il suo peso e la strega cadde a terra.
«Andiamocene!» gridò un Mangiamorte e, in una nuvola nera, tutte le figure incappucciate andarono via.
«Mary…» balbettò Marlene, muovendo qualche passo a gattoni verso di lei bloccandosi solo per tossire ancora una volta.
Voltò il corpo esanime dell’amica e le osservò la carnagione improvvisamente cerea.
«Mary!» gridò Lily, gettandosi a terra accanto alle due.
Marlene sentì il cervello bruciarle nel cranio, avvertì un’altra fitta stavolta allo stomaco poi portò una mano tremante al collo, incapace di pensare a qualcosa di più di ciò che voleva fare.
«Lene, no! Non funzionerebbe comunque… Ascoltami…» bisbigliò Matt, inginocchiandosi accanto a lei.
«Tu non capisci! Io devo provarci… prima che sia troppo tardi…» fece forze col braccio e staccò il ciondolo. Matt le prese la mano e la strinse con la sua.
«No, Marlene! Devi ascoltarmi. Non possiamo permetterci di sprecarlo così.» le disse autoritario, cercando di non dar peso ai suoi stessi occhi ormai lucidi.
La strega, in lacrime, cercò di liberarsi dalla presa del fratello.
«Fammi provare, Matt, per favore.»
«No.» concluse il ragazzo, abbracciandola.
«Fammi provare.» ripeté, singhiozzando.
«Schhh, schhh. Adesso Mary sta bene, è felice… Va tutto bene.» le sussurrò il ragazzo, carezzandole la testa.
Anche James era accorso ad abbracciare la sua Lily e, come Matt, le stava sussurrando parole consolatrici che, d'altronde, non avrebbero mai potuto calmare né lei né Marlene.
«Torniamo.» disse Malocchio che li aveva appena raggiunti.
Marlene avvertì una fitta al fianco più forte delle altre e dapprima gemette poi tossì macchiando di rosso anche la camicia di Matthew.
«Che hai, Lene?» si preoccupò quest’ultimo.
«Le avevo detto di non muoversi! Sbrighiamoci a tornare, prima che il danno possa diventare troppo grave.» disse Dorcas, severa.
Matt prese la sorella in braccio e lasciò che questa si accoccolasse a lui, senza smettere di piangere.
«Prewett, prendi il corpo di Mary… Penso che i suoi genitori vorranno riaverlo.» disse Moody poco prima che gli altri di Smaterializzassero.

«Non devi agitarti troppo per un po’ di tempo ma, fortunatamente, l’incantesimo non ti ha colpita in parti vitali.» spiegò Dorcas, guardando Marlene seduta sul suo letto, pallida e mogia. «Mi dispiace per Mary…» continuò, addolcita, mettendosi seduta accanto alla ragazza.
«Non avrei mai dovuto litigare con lei… Non era il momento adatto. Non è il momento adatto per litigare con nessuno!» affermò la strega, ricominciando a piangere.
«Lo so, Marlene. So come ti senti ma adesso devi farti forza e andare avanti, come vorrebbe Mary. Sono sicura che lei sa benissimo che ti dispiace.» disse.
«Cosa dirò al San Mungo?» cambiò discorso.
«Me ne occupo io. Ti ha chiamato con urgenza tuo fratello e sei dovuta tornare a casa. Vedrò di assicurarmi che la segretaria riferisca che lo hai detto a lei. Domani, in ufficio, ti tengo d’occhio: niente corse a destra e a manca come tuo solito. Puoi dare da fare qualcosa a me di nascosto. Io non ho problemi.» si raccomandò. Marlene annuì.
Quando Dorcas andò via lei si sdraiò e, tra le lacrime, cadde quasi subito nel sonno.

Ciao a tutti :) Come state? Spero bene.
Il capitolo di oggi è bello impegnativo... Avrei voluto rendere le emozioni di Marlene presenti e in grado di trasmettere l'angoscia di ogni singolo istante della battaglia. Non so se ci sono riuscita.... Spero di sì...
Ora vado :)
A presto ^^


venerdì 5 ottobre 2012


10. Mary

La bolla fluttuava a circa un metro di distanza da Max e Summer, entrambi attenti ad osservarvi all’interno.
«Adesso è lungo poco più di un centimetro ma si stanno cominciando a formare gli arti superiori ed inferiori, e le manine e i piedi ora sembrano più delle pinne che altro. Si sta cominciando a formare anche il cervello.» spiegò Marlene, sorridendo intenerita.
«Guarda quanto batte forte il cuore!» constatò Summer, facendo pressione sul braccio del promesso sposo.
«Sì… È… cioè, io… non ho mai visto… lui… cioè lei…» balbettò Maximilìan, incapace di formulare una frase.
«Il cuore fa centocinquanta battiti al minuto. Pensa che in un adulto sono più o meno la metà. Fra un po’ comincerà a definirsi meglio il cordone ombelicale e poi il sesso e sarà possibile registrare l’attività cerebrale.»
Summer tirò un lungo respiro e il maggiore dei McKinnon si preoccupò di abbracciarla e posarle un bacio tra i capelli.
Quando la porta suonò, Marlene lasciò i due piccioncini a godersi in tempo reale la loro creaturina di sette settimane e mezza e corse alla porta.
«Mary, entra.» la accolse.
«Ciao Lene. Scusa per il così poco preavviso. Com’è andata al San Mungo?» domandò la MacDonald.
«Meglio di quanto sperassi. Jake mi è sembrato il solito. Non riesco a capacitarmi: non avrei mai pensato che uno come lui potesse essere la spia dell’ospedale. Sembrava così… così…»  cercò di spiegare.
«È bravo a fingere, allora.»
«Sì. Deve essere così. Andiamo in camera mia?»
«D’accordo. Ho poco tempo, mia mamma mi aspetta a casa.» disse Mary.
«Non preoccuparti.»
Raggiunsero la camera di Marlene camminando l’una accanto all’altra in silenzio.
«Entra.» la invitò la strega.
«Vogliamo sederci in balcone? Cercherò di rendere la mia storia il più breve possibile.»
«Va bene. Estele? Puoi portarci un tè?» gridò la ex Corvonero, affacciata sul corridoio.
«Ad Hogwarts, al sesto anno, credevo di poter avere tutto ciò che volevo senza nemmeno aver bisogno di chiederlo.» cominciò la MacDonald, sospirando, sedendosi accanto al tavolino in terrazza.
Marlene si sedette sull’altra sedia e avvolse la gambe con le braccia.
«Avery e Mulciber non mi stavano più addosso come prima e molti ragazzi avevano cominciato a riempirmi di complimenti, a dire che ero bella. E mi ci sentivo, bella.»
«Non capisco, Mary.» la interruppe Marlene.
«Lo so. Ma ho bisogno che tu sappia tutto.» la McKinnon annuì.
Estele entrò nella stanza e posò le due tazze col tè sul tavolino senza fare troppo rumore e se ne andò senza interrompere ulteriormente le chiacchiere delle due streghe.
«Anche Sirius mi girava intorno, te lo ricordi?»
«E come dimenticarlo? Ero già innamorata di lui.» disse Marlene.
«Sì. E me lo dicesti, solo che anche io provavo qualcosa per lui così cedetti alle sue corti. Parlai con lui, ci uscii, ci baciammo. Non ebbi mai il coraggio di dirtelo.»
«Me lo ha detto Sirius, comunque. In una delle prime litigate.»
«Io e te litigammo anche, perché tu ci eri rimasta male perché te lo avevo nascosto.»
«Non mi piacciono i segreti.» disse Marlene.
«Lo so, lo so.» ribatté Mary.
«Continua.» la bionda portò alla bocca la sua tazza di tè e ne bevve un sorso, poi tornò a guardare l’amica.
«Quando tu e Sirius andaste a letto assieme, l’anno successivo, mi sentii sprofondare. Alla fine aveva scelto te.»
«In realtà mi aveva detto che era stato solo un gioco.» precisò Marlene.
«Ma non era così e lo sai. Persino Lily assistette ad una delle numerose sfuriata di James nei confronti di Sirius.»
«Hanno litigato?»
«Litigò anche con Matthew, non te lo hanno detto?»
«No.» rispose la strega, guardando in basso.
«Comunque il giorno che lui è tornato da te io ero seduta sulle scale. Leggevo. Ero arrabbiatissima con te, Lene, questo me lo devi concedere: ai miei occhi era colpa tua se Sirius non mi guardava più.» la McKinnon non rispose. «Sentii ogni singola parola e quando tu te ne sei andata le scale dove ero seduta si mossero ed io arrivai proprio sul pianerottolo dove stava Sirius.»
Marlene deglutì.
«Non mi dirai che…?» Alcune lacrime rigarono le guance della ex Grifondoro che, singhiozzando, riprese a parlare.
«Mi faceva tenerezza vederlo così giù e quindi gli ho detto che ti conoscevo, che sapevo che eri fatta così, che quando ti arrabbi dici cose che non pensi e che saresti tornata da lui appena sbollito.»
«E lui?»
«Lui ha detto che non gli importava di com’eri fatta e quando ho messo in dubbio le sue parole lui mi ha baciata. Mi sarei dovuta scansare, lo so. Sapevo che era una bugia quel bacio, che lo stava facendo per dare una lezione a te.» ormai Mary aveva le guance invase dalle lacrime.
«Cos’è successo dopo, Mary?» insistette Marlene, fredda.
«Mi ha portata in un aula vuota, ha chiuso la porta ed io non sono riuscita a dire di no nemmeno una volta. Mi dispiace, Marlene…»
«Come hai potuto non dirmi niente?»
«Non volevo perderti. Sirius mi di dimenticare quello che era successo e poi, quando ti ha dato il bracciale, mi sono sentita sconfitta. Non poteva essere mio: dovevo dimenticarlo ma allo stesso tempo ti sentivo costantemente parlare di lui.»
Marlene deglutì e posò la tazza sul tavolo.
«Và via, Mary. Chiedo a Max di accompagnarti.»
«Aspetta... Mi dispiace da morire, Lene! Ascoltami. Mi devi credere!»
«Non mi interessa, Mary. Per favore vattene.» ripeté Marlene, con voce spezzata.
«Non dire a Sirius che te l’ho detto…»
 «Era questa la carta che non poteva scoprire, Mary, lo capisci? È più di un anno che vivo in una bugia e che penso a te come alla mia migliore amica quando tu sei stata addirittura capace di andare a letto con il mio ragazzo! Mary vattene. Voglio stare un po’ da sola.»
«Okay… Ma sappi che mi dispiace, che ti voglio bene come a una sorella e che, davvero, se potessi cambierei quello che è successo.»
«Sì ma non serve perché ormai è fatta. E né tu né Sirius, che vi vantate tanto di essere dei Grifondoro, avete mai avuto il coraggio di dirmelo. Nessuno di voi mi ha mai voluto abbastanza bene da volermi vivere nella verità e di rischiare pur di non ingannarmi!» gridò Marlene.
«Non è così, Lene, lo sai. Ti vogliamo entrambi bene è solo che era una cosa troppo grande.»
«Avete rovinato tutto proprio adesso che è troppo tardi, Mary! Fatti accompagnare da Max o da Matt o da chi diavolo vuoi tu… Ma vai via.»
«Mi dispiace.» disse la ex Grifondoro prima di uscire dalla stanza ed andare via.
«Tutto bene, Marlene?» domandò Matthew, entrando poco dopo.
«Sì.»
«Ti ho sentita gridare. Cos’è successo?» la strega si voltò a pancia in su e si asciugò gli occhi.
«Sirius e Mary sono andati a letto insieme.»
«Che cosa?»
«Non gridare.» lo rimproverò Marlene, singhiozzando.
«Che cosa?» ripeté il ragazzo, bisbigliando. «Ma quando?»
«Il giorno che io e lui chiarimmo.»
«Gli spacco la faccia.»
«No. Tu non fai proprio niente. Gliela spacco io, la faccia.» la strega si alzò e camminò a passo di carica fuori dalla stanza e poi giù per le scale, seguita dal fratello.
«Dove vuoi andare?» le chiese.
«Da lui!»
«Ti accompagno.»
«No. Posso Materializzarmi direttamente a casa sua e voglio parlargli a quattr’occhi.»
«Ti accompagno al cancello e ti aspetto lì.»
«Dai da mangiare a Brioche mentre sono via.» Marlene corse lungo il vialetto e, una volta fuori, si Smaterializzò.
Il salone dell’appartamento di Sirius era vuoto ma il ragazzo doveva essere in cucina visto che sentiva la sua voce e quella di James discutere.
Si asciugò le lacrime: se gli doveva far fargli una sfuriata davanti a James doveva almeno entrare con dignità.
«Chi è?» domandò James, affacciandosi. «Ciao Marlene. Tutto apposto?»
«Che ci fai qui, Lene?» chiese Sirius, affiancando James.
«Sei un fottuto bugiardo, Black.» gridò la strega, spingendolo. Sia lui che l’amico la fissarono increduli.
«Che ti prende?» le chiese il mago.
«Con quale faccia hai osato anche solo parlare con me in tutto questo tempo? Mary mi ha detto tutto!»
«Che cosa?»
«Sei un codardo. Non hai mai avuto abbastanza fegato da dirmi quello che era successo. E ci credo che non volevi scoprire le tue carte! Sei uno stronzo! Un grandissimo figlio di puttana – Walburga dovrebbe sapere di esserlo, ormai! – e non voglio mai più rivederti!»
«Vuoi farmi parlare?» disse Sirius, scavalcando la sua voce.
«No. Stai zitto.» Marlene si slacciò il braccialetto e prese la mano del ragazzo per mettercelo dentro.
«Fammi spiegare!»
«Non voglio le tue stupide scuse. Vigliacco.» tornò in salone e si Smaterializzò.
«Odio quando fa così! Non mi fa parlare, l’hai vista?» gridò il Black, in preda alla collera.
«Scusami, Padfoot, ma non ha tutti i torti. E te lo dissi già all’epoca dell’accaduto.» rispose James.
«Grazie, Jamie. Senza le tue parole non saprei cosa fare.»
«Non prendertela con me. Sei tu che hai i grilli nella testa! Falla calmare: le parlerai domani. Vado a casa prima che mia madre e Lily decidano di chiamare gli Auror per vedere che fine ho fatto. Ci vediamo domani mattina. Tu e Matt fate il turno dentro ed io e Moony fuori.» ed anche James andò via.

 Il giorno dopo Marlene arrivò in ospedale con un leggero ritardo che, l’attendo Jake, non riuscì a non notare.
«Come mai in ritardo, signorina McKinnon?» domandò sistemandosi per andare a fare il suo solito giro di controlli.
«Ho avuto dei problemi. Scusa.»
«Non fa niente, Marlene. Ti ho lasciato alcune cartelle con delle visite da fare entro mezzogiorno: occupatene tu poi portami i fascicoli completati prima di andar via.»
«D’accordo.» rispose, meno spaventata da lui.
Jake le sorrise ed andò via, lasciandola ai suoi pensieri.
Una volta sola, la strega si sedette alla scrivania ed aprì cautamente uno dei cassetti personali del Medimago, così come le aveva detto di fare Malocchio.
Sbirciò verso la porta e sospirò vedendola chiusa.
Guardò dentro al cassetto. In cima a tutto c’era una cartella verde. La sollevò leggermente e sbirciò tutti i documenti che c’erano sotto.
Tutte cartelle mediche.
Aprì il secondo cassetto e, sotto la pila di fascicoli c’era la sua agenda personale.
Era chiusa con la magia ma Silente aveva provveduto a fornirle un incantesimo che andava bene con quasi tutte le chiavi magiche.
Lo pronunciò sottovoce muovendo la bacchetta e sfoglio alcune pagine fino ad arrivare a quella del giorno.
Sotto l’orario nove e quindici c’erano scritte due parole: Diagon Alley.
Chi faceva la guardia a Diagon Alley, si chiese nel panico.
Mary e Peter.
Guardò l’orologio.
Nove e dodici.
«No…» bisbigliò rimettendo l’agenda al suo posto e correndo velocemente alla ricerca di Matt.

Scappo che mio fratello vuole il pc :) bacii
A presto :D